Orto Botanico come opera architettonica

Nella prima metà del ’500 Padova vide uno straordinario fiorire di edilizia pubblica: una nuova e potente cinta muraria dotata di bastioni e la realizzazione da parte di Andrea Moroni (bergamasco) di monumenti pubblici tra i più importanti come la Basilica di S. Giustina in Prato della Valle, il Municipio e l’Università (detta il Bò). Con dei precedenti così grandiosi, l’Orto Botanico non poteva essere un luogo in cui semplicemente coltivare, acclimatare e mostrare le piante, ma doveva diventare anche un “monumento”. Ricevuto l’incarico dalla Serenissima Repubblica di Venezia il Moroni eseguì l’opera (pensata dall’ambasciatore della Repubblica Daniele Barbaro) ispirandosi agli “Horti Conclusi” medievali. Il forte segno di perfezione architettonica, invece lo conferì l’inscrizione del quadrato nel cerchio divisi in quattro da due viali perpendicolari orientati sui punti cardinali. L’opera fu completata e inaugurata nello stesso anno (1545) mentre le lezioni iniziarono a tenervisi dall’anno successivo. Alla fine del ’500 furono installate numerose fontane che servivano sia per abbellimento che per l’irrigazione. Il palazzo principale deve il suo attuale aspetto ai secoli XVII e XVIII. I cancelli furono realizzati nel 1704 e nella prima metà di tale secolo le mura di cinta dell’Orto Botanico furono “alleggerite” da una balaustra in pietra d’Istria su cui furono collocati vasi e busti di importanti personaggi: Teofrasto presso la porta Sud, Salomone all’entrata Est e la fontana delle quattro stagioni. Tre sono le meridiane che punteggiano l’Orto Botanico: una cubica, una cilindrica e una sferica. Le serre e il teatro botanico risalgono all’ ’800 e una di esse è ancora originale con le colonnine in ghisa.


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